L’amore è per noi di Francesca D’Isidoro

Alessio e Vittoria.  Si amano. Si rincorrono. Si lasciano.  O meglio, lui lascia lei per sposare un’altra. O meglio ancora, lui lascia lei che ama per sposare un’altra che non ama. Direi che questo potrebbe bastare per incuriosirvi e indurvi a leggere “L’amore è per noi” (Edizioni ilViandante_2016) di Francesca D’Isidoro, giovane e brillante scrittrice pescarese al suosecondo romanzo. Il primo è stato “L’amore non è per tutti”, elaborato e scritto alla fine di una storia d’amore per lei molto importante. E alla luce del successo che ha avuto, è stato l’ennesima dimostrazeione di quanto la scrittura possa essere terapeutica e utile all’elaborazione delle emozioni. E soprattutto di quanto, mettere se stessi in un’opera, permetta davvero forse di arrivare di più al lettore. “L’amore è per noi” mi ha fatto compagnia in una settimana un po’ difficile anche per il mio cuore, ma le disavventure, l’ironia e la simpatia dei personaggi creati da Francesca non mi hanno fatto perdere il sorriso. Alessio e Vittoria si muovono tra le pagine come fossero sullo schermo della tv e tu puoi seguire la loro avventura accoccolata sul divano con le patatine in mano. Scrittura e immaginazione filmica si intrecciano. Il desiderio di scoprire cos’altro s’inventerà Alessio per riconquistare Vittoria, faceva sì che smettessi di fare altro in casa per sbirciare qualche altra pagina. Quello che vi ho anticipato è solo un antefatto, tutto il libro è incentrato invece sui tentativi che Alessio dovrà compiere per riprendersi il suo Amore. E come dice l’autrice nelle presentazioni: un uomo davvero innamorato può essere capace di tutto. Francesca è stata in grado di calarsi nei anni di un maschio, per di più di un maschio che torna sui suoi passi, che si rende conto di aver sbagliato e si rimette in gioco con tutto se stesso. E’ stata davvero brava. La capacità di conferire ad un personaggio un carattere come ha fatto Francesca, e non solo con Alessio ma con tutti i personaggi che gli ruotano intorno, ritengo sia una grande capacità. Francesca penso sappia attingere da ciò che la circonda ogni giorno aspetti e dettagli, immagazzinandoli in un cassettino del suo cuore per usarli poi nella rielaborazione creativa.“L’amore è per noi” si legge in maniera fluida, è un libro fresco e accattivante, allegro e intimo nello stesso tempo. È scritto con un linguaggio che arriva, diretto e lineare. “L’amore è per noi” è vero e sincero. Augurandovi di scegliere questo libro come prossima lettura da non perdere, chiuderei con una citazione che ho apprezzato tantissimo:

“Questo è l’amore. Quello che abbiamo costruito insieme è l’amore. Anche tutti gli sbagli che abbiamo commesso, sono l’amore, perché alla fine ci hanno sempre riportato al punto di partenza: a noi due. L’amore siamo noi, semplicemente. E l’amore è per noi. Ora lo so.”

La chiave della vita di Moira di Fabrizio

Ankh cosa significa? È un segno che simboleggia la vita, l’immortalità e auspica la vita eterna. Ha la forma di una chiave che costituisce il ciondolo della collana che Julienne riceve in dono dall’uomo che ama. Julienne è una giovane archeologa, protagonista di Ankh il libro del 2014 della scrittrice abruzzese Moira di Fabrizio.

Intorno a Ankh ruota la vicenda narrata tra viaggi di lavoro, ricerche nell’affascinante terra d’Egitto e un amore forte ma tenuto lontano che muovono i fili della vita della protagonista.

Moira con un’attenzione ai particolari, leggerezza e fascinazione riesce a far entrare il lettore nhel cuore della donna protagonista nata dalla sua penna ma anche nelle sensazioni del personaggio maschile che le pone accanto. Moira riesce a “sentirli” e a creare empatia con loro.

Sono personaggi vivi, appassionati e stretti dalle paure e ambizioni umane. Sono personaggi in tensione tra ciò che desiderano e ciò che credono di volere, tra un’energia da spendere per il loro lavoro e quella da regalare a chi amano, tra il presente nel quale si adoperano per essere ciò che credono e il futuro in cui saranno chi sono destinati a essere.

A dare un tocco in più per il coinvolgimento emozionale la scelta delle ambientazioni: Parigi e gli scavi in Egitto. Due mondi diversi ma entrambi luoghi eterni e pieni di fascino, calamite per chi vi vive nella realtà o leggendo un libro come questo. E se questi posti sono eterni lo siamo anche noi.

Credo che questo sia il messaggio che l’autrice voglia dare al lettore. Ankh è la vita e la vita non ha limiti. Si è presenti sempre, anche oltre se stessi.

Il libro si chiude con un finale che porta con sé una grande verità, un insegnamento a non rinviare nulla, a cogliere a pieno ogni momento della nostra vita.

“Una collana scende sul mio petto, oro il suo colore… Porta con sé la sua storia, che è anche la mia, mi sento più vicina… Ho quasi la sensazione di poterti toccare… Anche se mi scivoli tra le dita, come seta, so per certo che sei qui, vicino a me, per sempre!”

VENNE CHIAMATA DUE CUORI di Marlo Morgan

“È davvero sorprendente che dopo cinquantamila anni la Vera Gente non abbia distrutto le foreste, inquinato i corsi d’acqua, messo in pericolo alcuna specie vivente e causato alcuna contaminazione, senza restare mai a corto di cibo e riparo. Hanno riso molto e pianto pochissimo. Vivono un’esistenza lunga, produttiva e sana e la abbandonano pieni di fiducia”.

Questa citazione costituisce il cuore dell’ultimo libro che ho letto “La chiamavano due cuori” di Marlo Morgan, scrittrice americana che dopo aver passato un periodo della sua vita con una tribù di aborigeni australiani ha deciso di raccontare la sua esperienza più forte. Un’esperienza forte è quella che ti sorprende nel bene e nel male, che ti cambia, ti migliora e ti conduce alla scoperta di te stessa attraverso la scoperta degli altri.

La Vera Gente, come si definisce la tribù con cui ha vissuto, rappresenta l’altro, il diverso, la minoranza di una grande nazione come l’Australia. La Vera Gente è l’altro che custodisce segreti e soluzioni che noi non accettiamo o non vogliamo considerare. Eppure, come si evince dalla citazione riportata e dal libro, se tutti seguissimo il loro stile di vita anche solo in parte sarebbe possibile un mondo sano. Sano significa alimentato da un’armonia tra la natura e gli esseri viventi tutti, compresi gli umani. E’ vero, la Vera Gente è felice, non si ammala come noi, non reca danno alla natura e riescono ad avere tutto ciò di cui hanno bisogno. I bisogni sono gli stessi che noi ricerchiamo perdendoci però, invischiandoci in meccanismi lontani dal senso della vita.

L’autrice passa con la Vera Gente quattro mesi, nella foresta, a piedi nudi, a contatto con la terra e con quello che essa offre, acqua, animali, cibo o senza, perché la terra toglie anche nei periodi di assenza e allora bisogna sviluppare il senso dell’attesa e della ricerca oculata di ciò che soddisferà il bisogno.

“I miei nuovi amici mi prendevano così com’ero, mi facevano sentire dei loro, unica e meravigliosa. Stavo imparando a capire quello che si prova quando si è accettati senza condizioni né riserve”.

Ecco, la Morgan riscopre prima di tutto se stessa. Si accetta perché accettata, guardata da occhi che percepiscono il suo cuore, la sua anima. Quel rapporto essenziale che la Vera Gente le dimostra tra sentimenti, emozioni e salute.

“Questa gente crede che tutto sul pianeta esiste per una ragione precisa, uno scopo. Nulla è casuale, privo di senso o sbagliato”. E c’è una ragione perché Morgan si ritrova catapultata con loro, se il viaggio in Australia per ricevere un premio nel campo della medicina in cui lavora si trasforma in un viaggio alla comprensione di ciò che significa esistere.

“La chiamavano due cuori” non è un libro che si può raccontare, è un libro da vivere, da leggere assaporando più che la trama della vicenda gli spunti, gli insegnamenti, gli esempi e scegliendo di andare oltre, cambiando un po’ le nostre abitudini semplicemente per stare bene ed essere più felici.

Recensione di Il cielo sulle spalle di G. Foresta

“Solo chi non guarda oltre, può limitarsi ad una azione banalmente visibile”.

Questa citazione tratta da “Il cielo sulle spalle” di Giovanni Foresta è quella a me più vicina. Nel mio libro “Oltre gli occhi” il concetto dell’oltre ne è la chiave di lettura, ritrovarlo in un libro di poesie è stato di nuovo occasione di riflessione. E Giovanni Foresta ne offre tanti di spunti sui quali soffermarsi e personalmente ricorderei questi temi: bene e male, il volo, il mare, i fili che legano le persone, lo specchio.

ulSicuramente, ognuno che leggerà “Il cielo sulle spalle” coglierà i propri temi. La forza di questo libro infatti, è che si propone come riflesso della vita di ognuno. Ogni lettore vi scorge e interpreta le parole, abilmente incastrate in versi liberi, secondo la sua prospettiva, secondo il proprio sentire, secondo la sua vita. E torniamo inevitabilmente all’oltre, al non soffermarsi allo sguardo in superficie delle cose e al relativismo. Perché non c’è un’unica verità, ognuno ha la sua. Mi permetto questa interpretazione e ricordando i temi colti che ho elencato in precedenza, mi soffermo di nuovo a considerare come siano allineati al mare che fa da sfondo ai protagonisti di “Oltre gli occhi” e ne racchiude emozioni, paure, segreti, ai gabbiani che volano e come ogni uomo devono scegliere se volare davvero, lo specchio che mostra all’ispettrice Claudia le sue paure, i fili invisibili che intrecciano le vite di più persone e il bene e male, opposizione che ho inteso come filo conduttore.

Quello che intendo far notare è  la mia piacevole scoperta di poter fare un parallelismo tra il mio libro un romanzo giallo e il libro di poesie di Giovanni Foresta. Diversi nella forma, nel genere eppure sovrapponibili. Dimostrazione di quanto la scrittura sia legata all’animo umano, dentro cui custodiamo tutti le stesse sensazioni.

Scorgo una libreria…ma non era una chiesa, una stazione, un teatro?

Il luogo evoca il pensiewro di uno spazio fisico, le caratteristiche che assume, il carico di simboli e segni ne determinano una moltitudine di significati, fino a determinarne lo spirito, l’atmosfera, l’anima. Questo post dedicato a luoghi speciali, con un’identità sviluppata che va oltre i limiti fisici e si dà come qualcosa di vivo e vissuto, quella di spazio esperenziale prima in un modo oggi in un altro. Sto parlando di librerie sorte in posti in passato investiti di altre funzioni e che ora conservano tratti della loro originaria identità arricchite dal fascino dell’arte e della cultura. 1aInizierei con la Shakespeare & Co.di Parigi: Scaffali colmi di libri polverosi, ragazzi che leggono attorno ad un tavolo, una macchina da scrivere in una nicchia di legno, l’atmosfera è curiosa e contiene in sé il ricordo di E. Hemingway, J. Joyce ed altri scrittori e artisti della generazione che si incontravano qui, in questa libreria aperta nel ’19 da Sylvia Beach che divenne centro della cultura anglo-americana a Parigi. Dopo la chiusura nel ’41 a causa dell’occupazione nazista, negli anni ’50 fu trasformata in un ostello ed oggi esiste ancora vicino a Place St. Michele: si possono leggere per ore libri, suonare il piano, conversare, riposarsi, senza che nessuno ti dica niente. Oltre oceano c’è The Last Bookstore, a Los Angeles: Alti soffitti e colonne di marmo con i libri che rivestono tutte le pareti, comodi divani in pelle e sculture, libri sparsi creano uno spazio unico per letture e momenti di relax nello spazio bar all’interno dei 10.000 mq della Citizens National Bank. 2Di solito, se si pensa alla California vengono in mente altri paesaggi ed esperienze ma resta sempre una terra che sorprende e  i più curiosi nei confronti di realtà meno comuni questo angolo di cultura e particolare architettura non si può perdere!

Tornando in Europa, troviamo la Boekhandel Selexyz Dominicanem, a Maastricht: Trasformare i luoghi, dare un nuovo senso nel gioco infinito che gli uomini fanno con la costruzione dei significati è sempre qualcosa di affascinante e produttivo. Ne vengono fuori luoghi nuovi, eppure sempre gli stessi, sulle stessa fondamenta ma aperti ad ulteriori comunicazioni. 3 Un esempio è una chiesa domenicana, con 800 anni di storia situata a Maastricht che fu convertita prima in un deposito di biciclette e poi in libreria dallo studio di architetti olandesi Merkx e Girod. Hanno conservato il carattere e il fascino del vecchio edificio ma aggiunto elementi moderni per un interior design “monacal-minimalista”. Dev’essere qualcosa di speciale leggere e trovarsi tra tanti libri in un luogo che può generare sensazioni diverse come questo che in tanti chiamano “Negozio di libri Paradiso”. 4

Barter Books, nel Regno Unito: Una vecchia stazione ferroviaria in stile vittoriano costituisce lo spazio da cui è stata ricavata una delle più grandi librerie di libri usati della Gran Bretagna ed offre anche eccellenti strutture per mangiare, aree salotto, un camino nella vecchia sala d’attesa e servizi igienici. Mentre ci si sposta tra cd, dvd e libri, soprattutto tenendo un’attenzione particolare per la collezione  che varia di giorno in giorno a seconda di quello che è stato venduto/portato in baratto, un piccolo treno corre sopra la libreria. Il passato, anche in questo caso, arricchisce e stupisce!

 Ler Devagar, a Lisbona: OLYMPUS DIGITAL CAMERAqui invece è una bicicletta volante ad  attrarre i visitatori-clienti in linea con i concetti di leggerezza, calma e evasione data dalla lettura e non a caso la traduzione del nome della libreria è: leggere con lentezza. Sogno e immaginario. Volo e fantasia. I libri arrivano fino al soffitto e sono separati in diverse aree per dare a tutti la possibilità di scoprire qual è la lettura mancante, quale storia non si è ancora vissuta. E poi va ricordata El Ateneo Grand Splendid, a Buenos Aires: un palcoscenico e una plateo accolgono, si danno e rivevono in un dialogo di gesti, racconti e esperienze. L’emozione del teatro è unica ma può essere declinata anche in altri modi. Qui un soffitto alto a cupola, pachi e balconi intatti, che una volta accoglievano gli spettatori di spettacoli di leggendari ballerini di tango, sono spazi accoglinti per i lettori che possono accomodarsi per sfogliare uno dei 120.000 libri. 6

Il proscenio è ancora avvolto in spesse tende color cremisi, il palcoscenico è sede del caffè del negozio.  Il teatro, progettato dagli architetti Peró e Torres Armengol e inaugurato nel maggio del 1919, è diventato una libreria nel 2000 in grado di combinare la maestosa architettura con le bellezze del design e le necessità di un il negozio.

Infine quella che preferisco: Lello e Irmao, nel cuore di Oporto, nei pressi della Torre del Clero, si innalza la facciata neogotica, progettata dall’ ingegnere portoghese Francisco Xavier Esteves nel 1906, di un edificio che oggi ospita quella che tra tutte penso sia la libreria più bella del mondo! Dettagli d’epoca creano un’atmosfera in grado di trasportare indietro di cento anni, enormi scaffali di legno pieni di libri sfiorano il soffitto a vetri che proietta la luce naturale dando vita ad uno scenario insuperabile dove protagonista è  una bellissima scala in legno intagliato. 7a

Questo è un luogo che narra, racconta di sé e degli uomini che ci sono passati, di oggi e di domani. Non è un posto solo per la vendita, l’aspetto commerciale impallidisce sotto il potere della magia!

UNA STRADA DI LIBRI ILLUMINA MELBOURNE

Libri, libri, libri, luci al led e una strada di Melbourne: ecco i protagonisti di una speciale istallazione per il Festival Light in Winter, realizzata da un collettivo di artisti.                         Il tema era la letteratura e loro hanno voluto creare un’atmosfera intima e accogliente, fare di Federation Square un centro di aggregazione attorno a piccoli contenitori di mondi, storie e vite. Se l’architettura metropolitana, il traffico, il correre continuo in modo indefinito sembrano sottrarre pezzi di sospensione alla nostra quotidianità; il libro scambiato, raccolto e sfogliato lungo il percorso illuminato, consente di riappropiarsene.  

Libri considerati vecchi, obseliti hanno trovato un nuovo modo di essere ancora perfettamente adatti ad attrarre l’attenzione. I passanti incuriositi da questo fiume da essi riempito, hanno potuto interagire, scambiarseli e prenderli. Nel bel mezzo della città, hanno avuto la possibilità di fermarsi, accostarsi al mondo quasi irreale di fronte ai loro occhi eppure molto familiare, proprio perché pieno di libri. Il libro è qualcosa di vicino, presente nelle nostre case, sul comodino vicino al letto ed anche se non li leggiamo con assiduità è lì. Sappiamo che c’è. Come c’è il mondo che racchiude, l’avventura che racconta. L’istallazione si caratterizza per una temporalità quasi statica, senza inizio e fine.               Lo spazio che occupa si fa luogo scenico, come a teatro. Ha una sua vita, un’esistenza a sé e contemporaneamente aperta alla comunicazione con il “pubblico”. E’ la strada a garantire la partecipazione, l’azione. E le persone sono incluse nella performance, questa non esisterebbe senza di esse. Il coinvolgimento ne è il fulcro. L’emotività attrae, chiama, soddisfa. L’esperienza e l’intrattenimento in questa realtà, che è dentro e fuori da quella nella quale ci si muove normalmente, sollecitano l’attenzione e la deduzione di significati altri, personali, possibili e diversi per ognuno.                                                               Proprio come la lettura di un libro. Proprio come il percorso intrapreso lungo una strada.