Newton: scatti di nudi e libertà

Mostra «Helmut Newton. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes»

La linea sinuosa della schiena, con lo sguardo fisso in camera.                                     Nude, vestite solo della loro bellezza, tra arredamenti e spazi esterni, le donne fotografate da Helmut Newton (Berlino 1920- Los Angeles 2004) sono tutt’altro che modelle, soggetti di foto e oggetti di un voyerismo a cui chi guarda è inevitabilmente condotto. Uomo o donna che sia. slide_1_free (1)Sono stati quasi 200 gli scatti che si sono susseguiti davanti ai miei occhi durante la visita alla mostra dedicata al fotografo di moda più provocatore del periodo che va dagli anni Sessanta e Ottanta, ma direi che lo sarebbe anche oggi: top model, ma anche Paloma Picasso, Loulou de La Falaise, storica musa di Yves Saint Laurent e Andy Warhol sono stati immortalati da lui al limite di quello che può essere definito come scandaloso. Eppure, oltre i loro corpi spogli all’ombra della Tour Eiffel, bloccati da busti ortopedici, accostati a manichini, stesi o in piedi come sculture, c’è altro.

Una donnslide_1_free (6)a sul piedistallo consapevole di sé come non mai. Un’ambiguità di fondo di cui erotismo e morte non sono che due aspetti della stessa ricerca di verità. Un continuo rimando tra femminile e maschile, tra sfrontatezza dell’opera e pudore dello spettatore. Libertà. Una libertà dai vestiti che interpreta la libertà da convenzioni e un’emancipazione crescente.

Nel libro «White Women» (1976) il fotografo porta il nudo nell’estetica fashion aprendo la strada ad una erotizzazione delle immagini legate al mondo della moda.

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In «Sleepless Nights» (1979) Newton trasforma progressivamente le immagini da foto di moda a ritratti e da ritratti quasi a reportage di cronaca. È un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie in un’unica pubblicazione i lavori realizzati per diversi magazine («Vogue», tra tutti).

In «Big Nudes» (1981) con cui Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella fotografia del secondo Novecento, le sue modelle vengono ritratte sistematicamente fuori dallo studio, in strada, spesso in atteggiamenti sensuali, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale.

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Nel mio viaggio tra nudità esplicita, sottolineata da dettagli come scarpe rosse, una pelliccia o calze,  erotismo, sadomasochismo e feticismo, quello che in conclusione direi che emerge è un senso di libertà, sussurrata quasi in modo imbarazzante a chi osserva o semplicemente guarda. E credo che sia stato questo il messaggio di Newton, rivolto sì al mondo dei desideri umani, passando per il senso della vista, ma anche alla mente pura, priva di condizionamenti. La mente più adatta a seguire la sua creatività, tra follia, irriverenza e visioni immaginarie.

“Se c’è qualcosa che odio è sicuramente il buon gusto: per me è una parolaccia” (Helmut Newton)