La chiave della vita di Moira di Fabrizio

Ankh cosa significa? È un segno che simboleggia la vita, l’immortalità e auspica la vita eterna. Ha la forma di una chiave che costituisce il ciondolo della collana che Julienne riceve in dono dall’uomo che ama. Julienne è una giovane archeologa, protagonista di Ankh il libro del 2014 della scrittrice abruzzese Moira di Fabrizio.

Intorno a Ankh ruota la vicenda narrata tra viaggi di lavoro, ricerche nell’affascinante terra d’Egitto e un amore forte ma tenuto lontano che muovono i fili della vita della protagonista.

Moira con un’attenzione ai particolari, leggerezza e fascinazione riesce a far entrare il lettore nhel cuore della donna protagonista nata dalla sua penna ma anche nelle sensazioni del personaggio maschile che le pone accanto. Moira riesce a “sentirli” e a creare empatia con loro.

Sono personaggi vivi, appassionati e stretti dalle paure e ambizioni umane. Sono personaggi in tensione tra ciò che desiderano e ciò che credono di volere, tra un’energia da spendere per il loro lavoro e quella da regalare a chi amano, tra il presente nel quale si adoperano per essere ciò che credono e il futuro in cui saranno chi sono destinati a essere.

A dare un tocco in più per il coinvolgimento emozionale la scelta delle ambientazioni: Parigi e gli scavi in Egitto. Due mondi diversi ma entrambi luoghi eterni e pieni di fascino, calamite per chi vi vive nella realtà o leggendo un libro come questo. E se questi posti sono eterni lo siamo anche noi.

Credo che questo sia il messaggio che l’autrice voglia dare al lettore. Ankh è la vita e la vita non ha limiti. Si è presenti sempre, anche oltre se stessi.

Il libro si chiude con un finale che porta con sé una grande verità, un insegnamento a non rinviare nulla, a cogliere a pieno ogni momento della nostra vita.

“Una collana scende sul mio petto, oro il suo colore… Porta con sé la sua storia, che è anche la mia, mi sento più vicina… Ho quasi la sensazione di poterti toccare… Anche se mi scivoli tra le dita, come seta, so per certo che sei qui, vicino a me, per sempre!”

VENNE CHIAMATA DUE CUORI di Marlo Morgan

“È davvero sorprendente che dopo cinquantamila anni la Vera Gente non abbia distrutto le foreste, inquinato i corsi d’acqua, messo in pericolo alcuna specie vivente e causato alcuna contaminazione, senza restare mai a corto di cibo e riparo. Hanno riso molto e pianto pochissimo. Vivono un’esistenza lunga, produttiva e sana e la abbandonano pieni di fiducia”.

Questa citazione costituisce il cuore dell’ultimo libro che ho letto “La chiamavano due cuori” di Marlo Morgan, scrittrice americana che dopo aver passato un periodo della sua vita con una tribù di aborigeni australiani ha deciso di raccontare la sua esperienza più forte. Un’esperienza forte è quella che ti sorprende nel bene e nel male, che ti cambia, ti migliora e ti conduce alla scoperta di te stessa attraverso la scoperta degli altri.

La Vera Gente, come si definisce la tribù con cui ha vissuto, rappresenta l’altro, il diverso, la minoranza di una grande nazione come l’Australia. La Vera Gente è l’altro che custodisce segreti e soluzioni che noi non accettiamo o non vogliamo considerare. Eppure, come si evince dalla citazione riportata e dal libro, se tutti seguissimo il loro stile di vita anche solo in parte sarebbe possibile un mondo sano. Sano significa alimentato da un’armonia tra la natura e gli esseri viventi tutti, compresi gli umani. E’ vero, la Vera Gente è felice, non si ammala come noi, non reca danno alla natura e riescono ad avere tutto ciò di cui hanno bisogno. I bisogni sono gli stessi che noi ricerchiamo perdendoci però, invischiandoci in meccanismi lontani dal senso della vita.

L’autrice passa con la Vera Gente quattro mesi, nella foresta, a piedi nudi, a contatto con la terra e con quello che essa offre, acqua, animali, cibo o senza, perché la terra toglie anche nei periodi di assenza e allora bisogna sviluppare il senso dell’attesa e della ricerca oculata di ciò che soddisferà il bisogno.

“I miei nuovi amici mi prendevano così com’ero, mi facevano sentire dei loro, unica e meravigliosa. Stavo imparando a capire quello che si prova quando si è accettati senza condizioni né riserve”.

Ecco, la Morgan riscopre prima di tutto se stessa. Si accetta perché accettata, guardata da occhi che percepiscono il suo cuore, la sua anima. Quel rapporto essenziale che la Vera Gente le dimostra tra sentimenti, emozioni e salute.

“Questa gente crede che tutto sul pianeta esiste per una ragione precisa, uno scopo. Nulla è casuale, privo di senso o sbagliato”. E c’è una ragione perché Morgan si ritrova catapultata con loro, se il viaggio in Australia per ricevere un premio nel campo della medicina in cui lavora si trasforma in un viaggio alla comprensione di ciò che significa esistere.

“La chiamavano due cuori” non è un libro che si può raccontare, è un libro da vivere, da leggere assaporando più che la trama della vicenda gli spunti, gli insegnamenti, gli esempi e scegliendo di andare oltre, cambiando un po’ le nostre abitudini semplicemente per stare bene ed essere più felici.

Venti racconti vagabondi di R. Centorame

“…la felicità non dipende dal prezzo delle cose, ma dal valore che diamo a quel che abbiamo”.

Con questa frase si conclude uno dei racconti di cui si compone “Venti racconti vagabondi” di Roberto Centorame. L’ho scelta perché la sento molto mia, la considero vera e poi racchiude il senso che ho trovato di questo libro: la felicità. Sì la felicità, in quanto è questo il sentimento trasmesso di pagina in pagina, è il sentimento trasmesso di pagina in pagina, è il sentimento che ho provato leggendo, è il sentimento di chi lo ha scritto e vissuto.

Roberto Centorame con la stessa semplicità e familiarità con cui ti racconterebbe gli aneddoti della sua quotidianità stando a prendere insieme un caffè, descrive e racconta gli aneddoti della sua vita cogliendone la vera importanza, un significato e più prospettive. Riesce infatti a cogliere un evento da angolazioni diverse riportando i punti di vista delle persone a lui vicine, i protagonisti coinvolti. E poi possibile cogliere un messaggio, un senso nono solo nel diario di viaggio a Marrakech ma anche dal racconto di una rimpatriata con vecchi amici, di un appuntamento, di un incontro…

E quindi il valore, l’importanza: un fatto della quotidianità come ricchezza, con tutto ciò che dentro custodisce e insegna. Per farsi infine ricordo, che raccontato agli altri, come in una catena, fa provare emozione e fa pensare anche all’altro che ascolta o legge. Ecco la felicità, essa è veramente nelle piccole cose, in due occhi luminosi come quelli della bambina nel deserto incontrata dall’autore. Roberto trasmette questa felicità per gli accadimenti, della sua vita, qualunque siano con un’ironia che lo contraddistingue e che aiuta a sdrammatizzare anche le situazioni più difficili. E il lettore percepisce inevitabilmente tutto questo e spero, come è accaduto a me, desideroso di farne un atteggiamento anche suo.

Infine, ci tengo a ricordare che i proventi dei diritti d’autore di “Venti racconti vagabondi” andranno a favore dell’Associazione Fondazione Studi Celestiniani per la Pace, che opera in favore dei ragazzi che vivono nell’arcipelago delle Bijagos. Un motivo in più per cogliere l’occasione del viaggio-lettura di questo libro.

Recensione di Il cielo sulle spalle di G. Foresta

“Solo chi non guarda oltre, può limitarsi ad una azione banalmente visibile”.

Questa citazione tratta da “Il cielo sulle spalle” di Giovanni Foresta è quella a me più vicina. Nel mio libro “Oltre gli occhi” il concetto dell’oltre ne è la chiave di lettura, ritrovarlo in un libro di poesie è stato di nuovo occasione di riflessione. E Giovanni Foresta ne offre tanti di spunti sui quali soffermarsi e personalmente ricorderei questi temi: bene e male, il volo, il mare, i fili che legano le persone, lo specchio.

ulSicuramente, ognuno che leggerà “Il cielo sulle spalle” coglierà i propri temi. La forza di questo libro infatti, è che si propone come riflesso della vita di ognuno. Ogni lettore vi scorge e interpreta le parole, abilmente incastrate in versi liberi, secondo la sua prospettiva, secondo il proprio sentire, secondo la sua vita. E torniamo inevitabilmente all’oltre, al non soffermarsi allo sguardo in superficie delle cose e al relativismo. Perché non c’è un’unica verità, ognuno ha la sua. Mi permetto questa interpretazione e ricordando i temi colti che ho elencato in precedenza, mi soffermo di nuovo a considerare come siano allineati al mare che fa da sfondo ai protagonisti di “Oltre gli occhi” e ne racchiude emozioni, paure, segreti, ai gabbiani che volano e come ogni uomo devono scegliere se volare davvero, lo specchio che mostra all’ispettrice Claudia le sue paure, i fili invisibili che intrecciano le vite di più persone e il bene e male, opposizione che ho inteso come filo conduttore.

Quello che intendo far notare è  la mia piacevole scoperta di poter fare un parallelismo tra il mio libro un romanzo giallo e il libro di poesie di Giovanni Foresta. Diversi nella forma, nel genere eppure sovrapponibili. Dimostrazione di quanto la scrittura sia legata all’animo umano, dentro cui custodiamo tutti le stesse sensazioni.

Il mare per le conchiglie di Mimma Leone

“Il mare che accoglie fino a disarmare, la luna che saluta intere giornate scandite dal ritmo delle onde, nutrite anch’esse dalla forza del tempo e dal sale.”

Con questa citazione vorrei parlarvi del libro che ho letto in una mattinata di ottobre. Mi ha fatto viaggiare dalla mia stanza illuminata da una lieve luce autunnale fino alle calde e infinite terre salentine. “Il mare per le conchiglie” di Mimma Leone è l’esempio di come un libro breve possa contenere gli elementi essenziali che ne permettono una lettura piacevolissima: passione, profumi, rumori, ricordi, immagini di una terra ricca di storia e affascinante nel passato come nel presente e l’opposizione Eros-Thanatos che tutto racchiude.

ilL’autrice ci conduce attraverso brevi racconti di donne nella realtà dei sentimenti, del coraggio e delle paure femminili. Quelle delle protagoniste sono le storie di ogni donna. I ricordi dell’infanzia o dei luoghi dove si giocava e delle figure di una madre o di un nonno sono le stesse che a chiunque tornano in mente nei momenti di stasi davanti all’orizzonte della vita.

Le conchiglie siamo noi, siamo noi che nel mare della vita ci facciamo inondare dal sale, dalle esperienze e dai flussi ora calmi e ora più agitati, ma siamo sempre lì. Anche trascinate dagli abissi alla riva, siamo presenti a noi stessi, alle nostre scelte, alle nostre paure, al male e al bene come le donne dei racconti di Mimma Leone.

La scrittura dell’autrice è lineare e leggera, l’attenzione ai dettagli è come quella di un obiettivo fissato prima di scattare una foto e si ha voglia di andare avanti, di scoprire cosa nasconde ogni parola del testo, a quale verità si giungerà in chiusura. Ogni racconto è intenso come un intero libro, tra il mare, la luna osservatrice e i profumi unici del Salento, sembra di esserci dentro. Sembra di essere cullati dal mare come una conchiglia.

Sonia Bucciarelli

BestSeller Cronaca di una vendetta: dieci autori per un libro

“Hanno rubato la tua idea.”

“Nello spettacolo è la norma. Offri da bere a qualcuno dell’ambiente e scoprirai che le storie di idee rubate si vendono a un centesimo la dozzina. Non conosco nessuno del campo che non ne abbia almeno una da raccontare.”

Questa citazione tratta da “BestSeller – Cronaca di una vendetta”, edito da Edizioni IlViandante, ritengo racchiuda il senso di tutto il romanzo. Infatti, fin dalle prime pagine veniamo trascinati negli studi televisivi di Real Life dove si alternano riunioni, brainstorming, selezioni e gente in movimento tra un corridoio e l’altro, il tutto sotto l’aurea finta e ipocrita che avvolge tutti coloro che hanno le redini del lavoro. Un’unica domanda, sempre la stessa: Quale potrebbe essere l’idea giusta?                 O meglio, quella vincente? Perché si sa e se così non fosse i personaggi mettono subito in chiaro che ciò che conta in questo mondo sono i soldi e il successo legato ai dati auditel che non sono direttamente proporzionali alla bravura o alla qualità. E così, l’idea vincente dei nostri giorni sembra essere di nuovo un talent, un talent che si rivolge a tutti coloro che aspirano a diventare scrittori di successo: BestSeller.           Da qui, di pagina in pagina, veniamo condotti dentro la vita degli aspiranti concorrenti provenienti da diverse parti d’Italia e riconducibili agli stereotipi più classici tra chi ha sempre avuto questo sogno e chi invece decide di cimentarsi nella scrittura solo per potersi giocare questa carta per la notorietà.                                                                                                                                                    E poi, si intrecciano le passioni, gli intrighi e le gelosie tra gli uomini e le donne che lavorano a BestSeller, ognuno con la sua storia personale, ognuno con le sue ambizioni e i suoi fantasmi. Dopo il susseguirsi dei momenti che portano all’organizzazione e al lancio del Reality, passando per la selezione dei numerosissimi manoscritti che giungono in redazione, il giorno fatidico per tutti quelli chiamati alle selezioni arriva. È il 12 settembre, giorno carico di aspettative, di desideri di rivincita e di vendetta. BestSeller racconta la vendetta di chi crede nei sogni senza compromessi e ipocrisie, di chi è un idealista che cerca di dar voce a coloro ai quali è stata tolta o a chi è ha perso sotto il peso del velo di  lustrini dello spettacolo. Il romanzo procede in maniera organica, con un ritmo uniforme che a tratti tocca livelli più alti di suspance fino all’esito in cui la tensione dei protagonisti si trasmette anche nelle vene di chi legge.                                                                                                                                                         Chi si nasconde dietro il manoscritto intitolato Tokkotai? Chi sta aggirando i sistemi informatici di Real Life? Chi preannuncia una sorpresa senza precedenti mentre scatta un conto alla rovescia sotto gli occhi di tutti? È possibile soddisfare queste curiosità solo immergendosi nella lettura, facendosi prendere per mano dai dieci autori che hanno scritto questo romanzo. Avete capito bene, dieci autori per un solo libro, esperimento riuscito grazie forse, proprio agli ideali del personaggio misterioso della storia narrata: capacità, passione e un pizzico di follia.

Sonia Bucciarelli

 

Il suggeritore di Donato Carrisi

“Il male alle volte ci inganna, assumendo la forma più semplice delle cose” 

Questa citazione è tratta da “Il suggeritore” di Donato Carrisi (2009) e l’ho scelta per iniziare questo post dedicato al suo libro d’esordio perchè credo racchiuda in sè tutti gli elementi della storia narrata.

Infatti, il Suggeritore è colui che muove i fili della vicenda, è anche il personaggio al quale “i buoni” danno la caccia. Ma il male non è mai solo da una parte. Il Suggeritore costringe tutti i componenti della squadIMG_20160131_164713ra investigativa, così come il lettore, a guardare dentro se stessi, ad attingere alla loro parte più nascosta, oscura e inconsciamente allontanata.

Il Suggeritore è colpevole del rapimento, della mutilazione e della morte delle bambine scomparse sulle quali viene chiamata a indagare una poliziotta specializzata nel campo degli scomparsi di nome Mila Vasquez. Ma ad essere macchiato dalla colpa non è solo lui, non è solo il Suggeritore. Egli stesso porta alla luce le colpe degli altri. Emergeranno le colpe di chi sarebbe insospettabile di atti violenti, di persone che nel loro passato nascondo un angolo nero in cui hanno relegato la coscienza. Il male a volte ci inganna…

La trama dunque, si rivela davvero intricata. Carrisi rende il lettore partecipe delle indagini, dei pensieri e dei dubbi degli investigatori, crea attese e suspance. Il ritmo della narrazione è in linea con le situazioni descritte. Al lettore, sembra di stare nella storia, intuisce e vorrebbe partecipare. Si ricrede e vorrebbe dire la sua, vorrebbe contribuire in qualche modo a trovare una dopo l’altra le bambine che scompaiono.

Ho comprato questo libro, prima di uscire dalla libreria dove avevo firmato le copie del mio libro nel periodo natalizio. Mi ha incuriosita, soprattutto perché tratta il tema della scomparsa come il mio primo romanzo e poi, mi ha tenuto compagnia sotto l’albero fino ad oggi. E cosa più bella, condividere con voi la lettura de “Il Suggeritore” mi ha fatto tornare a scrivere sul mio blog!

…Ve lo consiglio, ispirerà qualcosa anche a voi!