FOLLIA PROFONDA di Wulf Dorn

L’amore è simile a una follia, è un’ebrezza che si scatena da qualche parte dentro e smuove. L’amore è vita ma è anche morte.                                                                         Se l’amore non incontra l’altro, l’oggetto desiderato, è ossessione. Un’ossessione che divora e distrugge, non trova l’ossigeno per alimentarsi.

Il tema dell’amore in quest’ottica è quello attorno al quale ruota il romanzo “Follia profonda” di Wulf Dorn. L’autore affronta nello stesso tempo il tema dello stalking. Vittima di una follia amorosa è uno psichiatra, Jan, medico in una clinica e noto al pubblico tramite un libro scritto dalla sua compagna e dedicato a lui.                                                 Le rose rosse che però riceve non sono un regalo della donna alla quale si sente legato, ma di qualcuno che non conosce, o forse sì. Sono il simbolo del desiderio di chi lo osserva, lo segue, lo precede, lo minaccia in modo non esplicito, che uccide chi si mette tra loro due. Il rosso è il colore della passione, del fuoco che acceca. Jana, la persona che si rivela a Jan per telefono porta questo nome, infatti è accecata e senza freni nel perseguire quello che definisce il suo piano. E prima di portarlo a termine, l’amico giornalista di Jan, una sua collega e la stessa fidanzata cadranno vittime della sua follia. imm1

In un vortice di colpi di scena, tranelli, suspance, situazioni fuorvianti scanditi di pagina in pagina, il lettore procede in modo scorrevole. Direi che fino a metà, l’ho trovato un po’ lento ma poi si “riprende”. Alcuni momenti potevano essere caricati ancora di più, resi maggiormente forti ma forse, essendo un thriller psicologico, è sul gioco tra le menti dei personaggi che l’autore si è concentrato.           Come pure, sul risalto in cui è messo lo stato di uomo, prima che di medico, di Jan. Infatti, il protagonista si sente spiazzato, perso e ogni sospetto si rivela un buco nell’acqua, perde ogni riferimento che la logica e l’esperienza possono offrirgli fino a porsi contro Jana carico solo delle sue qualità e difetti di uomo.

Il finale nasconde un colpo di scena, a cui una lettura attenta può far arrivare il lettore molto vicino. Forse, seguendo con attenzione certe ricostruzioni psicologiche e dando ascolto alle voci e al tormento del personaggio di Thanner, il prete.                                 Jana sembra un fantasma, eppure esiste davvero. Come in fondo, esistono tutti i fantasmi che ci intimorisco, quelli che si celano dietro le nostre stesse vite inconsce, momenti di un passato che crediamo andato ma che tornano in superficie a minacciarci quando meno ce lo aspettiamo. Ed è lì che Dorn va ad attingere, è lì che prende ispirazione.                 La lettura di questo romanzo è stata piacevole e mi ha tenuto compagnia negli scorsi mesi, penso che anche la  sua prima opera “La psichiatra” sia da leggere.                   Sarà un altro viaggio nell’abisso dell’inconscio umano, ritratto dallo scrittore tedesco che ben sa far procedere la penna lungo il labile confine tra normalità e pazzia.

Annunci